Lettera della Dirigente Scolastica

Benvenute e benvenuti, ben ritrovate e ben ritrovati.

Inizio il mio sesto anno in questa comunità scolastica.

Se ripenso al primo saluto, quello del settembre 2021, ritrovo una parola che ancora oggi considero fondamentale per comprendere il senso del nostro stare a scuola: relazione.

Allora parlavo della scuola come di un laboratorio di relazioni, di un luogo capace di crescere attraverso il confronto, la partecipazione e il contributo di tutte e tutti. Parlavo della necessità di costruire una “mente ampliata”, capace di riconoscere nell’altro non un limite, ma una possibilità di crescita. E concludevo dicendo che non ero venuta per essere una “battitrice libera”, ma per giocare insieme a voi.

Oggi, a distanza di cinque anni, penso che quella prospettiva abbia trovato molte occasioni per diventare pratica quotidiana.

Perché una scuola non è semplicemente una somma di persone e di ruoli: è una comunità di relazioni, nella quale ciascuno, attraverso il proprio lavoro, rende possibile il lavoro degli altri.

È il lavoro delle docenti e dei docenti, che non si esaurisce nell’insegnamento in classe. È progettazione condivisa, confronto, ricerca di strategie, attenzione ai diversi modi di apprendere e di stare insieme. È disponibilità a mettersi in discussione, a cambiare una scelta, a chiedere aiuto e a offrirlo. Credo che questa dimensione cooperativa sia una delle condizioni fondamentali perché la scuola possa essere davvero inclusiva: non si educa da soli e non possiamo chiedere ai nostri alunni di imparare la cooperazione se noi adulti non siamo capaci di praticarla.

Per questo desidero ringraziare le docenti e i docenti per tutto il lavoro che svolgono: quello visibile nelle aule e quello, altrettanto importante, che avviene nelle riunioni, nei dipartimenti, nei consigli, nei gruppi di lavoro e nella progettazione quotidiana.

Ma una scuola vive anche grazie a molti lavori che spesso rimangono meno visibili.

Penso alle collaboratrici della Dirigenza e a tutte le persone che assumono responsabilità, coordinano, progettano e tengono insieme tempi, informazioni, luoghi e relazioni. A loro va un grazie particolare per la disponibilità, il senso di responsabilità e per quel lavoro che spesso non si vede, ma che permette a molti altri di lavorare meglio.

Penso al Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, alle assistenti amministrative e agli assistenti tecnici: professionalità che rendono concretamente possibili le attività, i progetti e le scelte della scuola.

Penso ai collaboratori scolastici, che rappresentano spesso il primo volto dell'accoglienza. Un saluto, un'attenzione, una porta aperta possono sembrare gesti semplici, ma contribuiscono a costruire appartenenza.

E penso alle famiglie, che non sono semplicemente destinatarie dell'offerta formativa, ma parte della comunità educante. L'alleanza educativa si costruisce attraverso fiducia, dialogo e corresponsabilità. Lo abbiamo sperimentato anche nelle esperienze di outdoor education, che hanno permesso alla scuola di uscire dai propri confini e di riconoscere nel territorio e nell'esperienza condivisa nuovi spazi di apprendimento.

E poi ci sono loro, le nostre alunne e i nostri alunni.

Sono il motivo per cui questa comunità esiste, ma non sono soltanto coloro ai quali offriamo un servizio. Sono persone che partecipano alla costruzione della scuola. A loro spettano parola, responsabilità, possibilità di scelta, diritto all'errore e opportunità di crescita.

È anche attraverso di loro che la scuola può interrogarsi, cambiare e rinnovarsi.

Negli anni ho parlato di appartenenza, di inclusione, di scuola aperta, di continuità e di futuro.

Oggi credo che la continuità più importante non sia quella delle parole, ma quella delle azioni.

L'inclusione non è qualcosa che una scuola dichiara di essere: è ciò che accade quando una persona trova il proprio posto, quando una differenza non diventa distanza, quando ciascuno si sente riconosciuto come parte di un “noi”.

L'appartenenza non significa soltanto dire “la nostra scuola”: significa sentirsi responsabili di ciò che accade dentro quella scuola.

La collaborazione non significa essere sempre d'accordo: significa riconoscere che, pur partendo da ruoli, competenze e punti di vista diversi, possiamo lavorare per una finalità comune.

E il benessere non significa assenza di difficoltà: significa poterle affrontare sapendo di non essere soli.

Forse è proprio questa la consapevolezza più importante con cui iniziare questo sesto anno: una comunità non è mai un risultato raggiunto una volta per tutte.

Si costruisce ogni giorno, nelle relazioni, nelle scelte, nelle responsabilità, nella cura delle persone e dei luoghi. E si costruisce anche quando qualcosa non funziona come vorremmo e siamo capaci di fermarci, ascoltarci e cercare insieme una strada.

Cinque anni fa vi proponevo di “giocare” insieme.

Oggi vorrei dirvi qualcosa di diverso: continuiamo a costruire il gioco.

Perché una comunità educante non ha una partita già scritta. Ha bisogno di regole condivise, di ruoli riconosciuti, di responsabilità, di creatività e, soprattutto, della partecipazione di tutte e tutti.

Il passato ci consegna una storia.

Il presente ci chiede di prendercene cura.

Il futuro ci chiede di continuare a immaginarlo.

Con questo spirito auguro alle alunne e agli alunni, alle loro famiglie, alle docenti e ai docenti, al personale amministrativo, tecnico e ausiliario e a tutte le persone che collaborano con la nostra scuola un buon anno scolastico.

Che sia un anno nel quale imparare, insegnare, accogliere, collaborare e crescere continuino a essere, per ciascuno di noi, modi diversi di fare la stessa cosa: costruire comunità.

Buon anno scolastico a tutte e a tutti.

 

Luigia Mastrosanti

Dirigente scolastica

dell’Istituto Comprensivo Albano